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CASOLE D‘ELSA NEL DUECENTO E NEI PRIMI DEL TRECENTO:
VESCOVO E COMUNE
FRA ARISTOCRAZIA LOCALE E DOMINIO SENESE

Casole è attestata dai primi decenni del secolo XI come un importante castello dei vescovi di Volterra: essi ne mantennero il controllo, risiedendovi assai di frequente, fino alla metà del Duecento e vi promossero, fra l‘altro, l‘istituzione di una zecca. Un patto fra gli uomini di Casole e gli abitanti di Colle di Val d‘Elsa (novembre 1201) attesta una forte solidarietà politico-istituzionale fra le due comunità e documenta la nascita a Casole di un organismo comunale. Risalgono al 1208 i primi riferimenti all‘istituzione di due consoli di Casole, mentre, pochi anni più tardi, patti di castellanza legarono nuovamente le comunità di Colle e Casole, quest‘ultima logo rappresentata dalle figure di due rectores societatum. Nonostante un articolato privilegio imperiale di Federico II di Svevia (1224), che riconosceva e legittimava l‘ingerenza dei vescovi volterrani in merito alla nomina del rettore o dei consoli di Casole, così come di altre località valdelsane, alla metà del secolo il comune appare ormai compiutamente strutturato, con un podestà, un consiglio, un collegio di "anziani" e, si presume, già con una propria elaborazione statutaria. Nel corso del Duecento si fece progressivamente più forte l‘ingerenza del Comune di Siena sul castello di Casole, ove cittadini senesi ricoprirono ripetutamente la carica di podestà, mentre andava ormai declinando l‘autorità dei vescovi di Volterra, compromessa da una difficile situazione finanziaria. Dopo una momentanea occupazione fiorentina, Casole passò decisamente sotto il dominio senese in seguito alla vittoria di Montaperti (1260). Posta lungo importanti direttrici viarie di raccordo alla Francigena, in diocesi di Volterra e ad un tempo al confine del territorio senese con quello fiorentino, Casole fu sede dell‘antica pieve di Santa Maria Assunta, le cui prime attestazioni risalgono al secolo XI. La primitiva chiesa, ampliata e riconsacrata in forme solenni nel 1161, avrebbe conosciuto una sostanziale alterazione della struttura ed un ulteriore innalzamento ed ampliamento tra la fine del Duecento e i primissimi anni del Trecento. La chiesa ed il suo chiostro furono la sede prescelta per la stipula di atti di importanza saliente per la storia valdelsana. Nel corso dell‘ultimo ventennio del Duecento si distinsero in Casole alcuni rilevanti personaggi, riconducibili socialmente e patrimonialmente a lignaggi titolari di forme di dominazione signorile, esponenti di vertice dell‘aristocrazia ecclesiastica, interpreti d‘eccellenza di una cultura giuridica d‘élite frutto di studi di diritto canonico e civile, frequentatori a vario titolo della corte pontificia, ma sempre con ruoli di assoluto rilievo. logo Accanto alla famiglia Andrei, fra i cui membri, oltre al giureconsulto Iacobus, va certamente menzionato Tommaso vescovo di Pistoia, si distinsero Bernardinus detto "Porrina" e Ranieri, entrambi discendenti di un Albertino e primi esponenti noti del lignaggio detto dei Porrini da Casole. Porrina fu stimato avvocato concistoriale, Ranieri si distinse come inviato pontificio di Niccolò IV e fu vescovo di Cremona per nomina di Bonifacio VIII, dal 1296 al 1312. Andrei e Porrini, legati al vescovo Ranieri II Ubertini di Arezzo, furono anche insigni committenti artistici: i primi si affidarono allo scultore senese Gano di Fazio, per la realizzazione del Monumento funebre per Tommaso d‘Andrea nella collegiata di Casole e della Testa del medesimo personaggio a ornamento del portale della chiesa di San Tommaso a Querceto (14) (in mostra è presente anche l‘antica campana proveniente da quella chiesa, (42). I secondi invece conobbero Marco Romano, cui furono legati da un sodalizio prestigioso e duraturo; lo scultore al seguito dei Porrini fu attivo e operante in Valdelsa: nella collegiata di Casole dove lasciò il Cenotafio per Bernardino detto il Porrina e un Crocifisso (7), nella chiesa di Radi di Montagna (della quale si conserva la campana datata 1270 (41) nonché in Lombardia a Cremona, prima di giungere a Venezia nel secondo decennio del Trecento. Nel 1313, in occasione della discesa in Italia dell‘esercito di Arrigo VII di Lussemburgo e della concomitante rinascita delle velleità di potere ed autonomia che connotava in maniera peculiare le componenti aristocratiche di fede filoimperiale e neo-ghibellina nei comuni toscani, Casole si ribellò al governo senese e accolse un‘importante guarnigione imperiale per iniziativa del dominus Ranieri, figlio di Porrina, appoggiato dalla fazione ghibellina del castello, cui anche gli Andrei appartenevano. L‘anno successivo, tuttavia, a seguito del sostanziale fallimento dell‘intervento di Enrico VII in Italia, trovò piena riconferma la subordinazione di Casole a Siena, come attesta un‘ampia ed articolata stipulazione fra i due Comuni (aprile 1314). Ranieri del Porrina, bandito con il figlio, fu esule a Pisa, roccaforte del ghibellinismo in Toscana.
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